Licenza

Licenza

Per praticare la caccia, con qualunque dei mezzi previsti dalla legge (fucile, arco, falco) è necessaria la licenza di caccia, la quale autorizza non tanto e non solo all’uso del fucile, quanto autorizza al prelievo della fauna selvatica nei modi e nei tempi previsti dai vari regolamenti.
La cosa è impegnativa, quindi può valer la pena un breve panorama per rendesi conto della situazione.

Innanzitutto per ottenere quella che per semplicità definirò la Licenza di caccia, è necessario che il candidato sia persona integerrima. Il cacciatore non può avere avuto alcun precedente con la giustizia, nemmeno per fatti lievi: la fedina penale deve essere intonsa.
Detto questo è necessario fare una richiesta in Provincia per poter essere ammessi all’esame. Sovente la preparazione all’esame è supportata da un corso generalmente tenuto da Associazioni venatorie (ma potrebbe essere anche a cura di altri soggetti) che richiede la relativa iscrizione all’associazione.L’esame è scritto e, se passato, orale, di fronte ad una commissione composta da esperti delle varie materie.
Oggetto dell’esame sono tutte le nozioni relative alla fauna selvatica, con note di biologia e il riconoscimento di tutte le specie.
Bisogna conoscere, riconoscere, brandeggiare le armi da fuoco e le relative munizioni.
Una parte consistente riguarda la complessa normativa sui modi e mezzi di caccia, con tutte le restrizioni del caso, tipologie di zone nelle quali è diviso il territorio italiano e relative regole di gestione. Infrazioni, ammende e organi di controllo. Doveri e responsabilità del cacciatore.
C’è poi la parte relativa alla sicurezza del cacciatore e di terzi.
Si passa quindi a nozioni di pronto soccorso per i diversi incidenti che possono capitare nel bosco: cadute, malori, spari e altre amenità…
Nozioni di agricolutra e rapporti con il mondo agricolo.

Passato l’esame (e non è affatto scontato…) si dovrà sostenere anche un esame pratico di brandeggio armi e di tiro, questo nel caso il candidato non abbia svolto il servizio militare. Solo a questo punto si può fare richiesta in questura per il rilascio della documentazone (passano alcuni mesi…). Si entrerà così in possesso della Licenza di caccia che dura 6 anni, dopodiché andrà rinnovata.

Conseguita la licenza si deve identificare il luogo dove si andrà a caccia. Scordatevi di poter andare dove volete. Troverete (superando una serie di ostacoli e restrizioni) una zona di caccia che vi accoglie (solo quella nel vostro comune di residenza vi spetta di diritto… pagando). Potrà essere un ATC (Ambito Territoriale di Caccia) o un CA (Comprensorio Alpino), al quale dovrete iscrivervi (…pagando).
Ecco, ora potrete andare a caccia. Ma solo dalla terza settimana di settembre a fine anno, e praticamente di quasi nulla!
Potrete infatti cacciare solo la piccola selvaggina, ovvero uccellini vari (la lepre non è compresa…) e queste con l’arco non sono le prede ideali.
Per cacciare gli ungulati vi è un’altra lunga procedura alla quale sottostare. La caccia agli ungulati è di “selezione”, ovvero si possono prelevare solo un piccolo determinato numero di capi, identificati ogni anno con una rigida procedura, i quali vengono assegnati nominalmente ad ogni singolo cacciatore.
Può così capitare che in un anno un cacciatore può (deve) prelevare ad esempio un capriolo di meno di un anno e una femmina adulta. Fatto questo ha chiuso la sua stagione di caccia.
Per accedere alla caccia di selezione si deve, ovviamente, superare un esame (scritto e orale) preparandosi con un corso specifico. E questo per ogni singola specie che si desidera cacciare, anche se spesso in una zona di caccia un cacciatore viene autorizzato a cacciare solo una specie di ungulati, ma questo in effetti varia in base alle province.
La caccia di selezione prevede una perfetta conoscenza della specie oggetto di caccia, con uno studio approfondito su biologia, morfologia, alimentazione, abitudini e molto altro. Non è ammesso che il cacciatore di selezione sbagli ad identificare il tipo di capo che gli è stato assegnato. Inoltre egli durante l’anno deve partecipare alla gestione della specie impegnandosi in diverse uscite per i censimenti (conteggio dei capi in natura e verifica dello stato di salute) e in lavori per il mantenimento del territorio.
Non è neanche tollerabile che il cacciatore sbagli il tiro sul suo capo, magari ferendolo e perdendolo. Così deve anche superare una prova di tiro (4 centri su 5, altrimenti: a casa). Ogni anno.
Infine il cacciatore in molte province non può uscire da solo, ma deve avere un accompagnatore, che è un altro cacciatore più esperto che ha conseguito la relativa abilitazione (corso, esame, bollettino…). Qundi per un’uscita di caccia bisogna essere in due e seguire la procedura di avviso di uscita informando ogni volta la polizia locale o la guardia forestale, specificando orario e zona.

Altre cacce, come la lepre o il cinghiale, sono di “specializzazione”. Ovviamente anche qui si parla di corso, esame, abilitazione, tasse…

La cosa “divertente” è che spesso da una provincia all’altra, specialmente se in regioni diverse, non c’è il riconoscimento degli esami sostenuti. Così se per un anno ottenete il permesso per cacciare ad esempio il cervo in una zona diversa da quella vostra abituale, correte il rischio di dover rifare l’abilitazione!

Tutte, ma dico TUTTE queste fasi, sono accompagnate dal disbrigo di un certo numero di pratiche burocratiche e da consistenti versamenti su vari conti correnti, molti dei quali da ripeteresi ogni anno.

Forse a qualcuno è passata la voglia, o forse no.
Comunque quando sentirete dire che i cacciatori fanno quello che vogliono e sono sterminatori della fauna, avrete un’idea di quanto ignorante sia la persona che proferisce tali parole.

Teoria e pratica

Ottenere l’autorizzazione per andare a caccia è prassi lunga e complicata e autorizza la pratica venatoria solo alcuni giorni all’anno, in determinati orari e per il prelievo di capi specifici e limitati. Il tutto ad un costo alto…