Attrezzatura

Attrezzatura

L’attrezzatura per la caccia con l’arco è abbastanza complessa o meglio, così sembra all’inizio: archi, frecce, punte, accessori eccetera vengono scelti in base a caratteristiche costruttive, ad un gusto soggettivo o ad un sentimento che ci pervade impugnando un tipo di arco piuttosto che un altro.
Non voglio addentrarmi su quale tipo si meglio dell’altro, anche perché come già detto la scelta è alquanto soggettiva e l’efficacia dipende molto dalla bravura dell’arciere e dall’etica del cacciatore che sono un tutt’uno nella persona che noi rappresentiamo.
Si possono distinguere i due macrogruppi che dividono il mondo dell’arciera:

– gli archi “storici”, fanno parte di una primacategoria, ovvero tutti quegli archi veramente antichi e tutte le riproduzioni fedeli costruite con i materiali ed i metodi utilizzati nelle epoche in cui gli archi venivano effettivamente utilizzati.

Arco “stickbow” o “selfbow” come dalla parola inglese che lo identifica è praticamente un arco costituito da un unico pezzo di legno, principalmente un tronco, scelto per le sue caratteristiche e lavorato per togliere la corteccia e calibrare la quantità di alburno, e poi per adattarvi una corda in fibra naturale ed alcune volte rinforzato da tendini animali.

Arco mongolo, è un arco “composito”, cioè è assemblato da pezzi fabbricati in materiali diversi per poter raggiungere determinate caratteristiche di potenza ed affidabilità nel tempo. E’ un arco che ricorda vagamente nelle forme l’arco ricurvo moderno, è costruito in legno, corno, metallo e rinforzato con l’applicazione di tendini animali o pelli, che servivano da rinforzo oltre che per aumentarne la potenza. Arco principalmente usato dai guerrieri mongoli in battaglia a cavallo, veniva usato anche per cacciare la selvaggina che potevano offrire le sconfinate pianure dell’Asia.

Arco lungo medievale o “English long bow” o “warbow” è l’arco per antonomasia, l’arco di Robin Hood o quello degli arcieri inglesi della guerra dei cent’anni, costituito da un unico pezzo di legno oppure da due o più essenze di legno diverse abbinate, lavorato nella forma, può ottenere delle performance del tutto rispettabili. Aveva i tips a volte rinforzate con osso o corno di animale, poteva esprimere potenze di tutto rispetto, anche fino a 120 libbre.

– gli archi “moderni”, a questa denominazione appartengono quegli archi che vengono costruiti ed immessi sul mercato nei nostri giorni.

Il long bow deriva direttamente dall’arco lungo medievale, del quale prende il nome; è un suo rifacimento in chiave moderna con materiali, tecniche, e strumenti di lavoro moderni. E’ usuale che quando l’arco non sia incordato appaia dritto, e quando incordato descriva tra flettenti e riser una curva a raggio pressoché unico. Normalmente “One-Piece” cioè costruiti in un unico blocco, con più parti magari di materiali e legni diversi, ma non scindibili tra loro, li possiamo trovare ultimamente anche in versione “Take-Down”, cioè con i flettenti che si distaccano dal riser per facilitarne il trasporto. Questi, nonostante riportino nelle nostre menti ricordi di romanticismo medievale, sono letali ne più ne meno di altri archi dalle fattezze più moderne e tecnologiche. Rinomate case costruttrici ci propongono archi long bow di tutte le fattezze con finiture più o meno di pregio e naturalmente più o meno costosi.
E’ usuale vedere i long bow nelle gare (FIARC) utilizzare frecce di legno impennate con penne naturali come da regolamento. Per la caccia non è strettamente necessario, su questi archi si possono utilizzare anche frecce in materiali più moderni.

Il ricurvo ricorda vagamente nella forma gli archi mongoli, e ne potrebbe essere l’evoluzione (anche se qualcuno non è d’accordo con questa affermazione). Presenta dei flettenti ricurvi, che una volta incordati descrivono una specie di doppia “S”., Anche questi archi si trovano di varie fattezze e finiture, “Take-Down” o “One-Piece” di tutti i prezzi e gusti. Più fluido e maneggevole di un long bow ed anche più facile da gestire grazie alle sue misure più contenute, costruito con l’aiuto di materiali moderni (riser in alluminio o magnesio) e legni ricercati che gli permettono di raggiungere notevoli velocità d’uscita della freccia e prestazioni maggiori a parità di forza applicata rispetto ai precedenti. Utilizzati usualmente con frecce in carbonio ed impennatura naturale sia nel circuito delle gare che a caccia sono gli archi più conosciuti.

Il compound è l’arco tecnologico per antonomasia, con riser costruito in leghe leggere e flettenti in materiali compositi, compaiono sul mercato da qualche anno anche compound totalmente costruiti in fibra di carbonio, apprezzatissimi per la loro leggerezza. In qualche negozio, si trovano appesi al muro, modelli “vintage” costruiti in legno sui quali sono identificabili le forme dei ricurvi dai quali furono derivati.
Grazie ad un gioco di cammes e di rinvii, il lavoro che l’arciere deve fare ad arco teso è diminuito anche dell’85% del carico iniziale; questo agevola l’arciere nel prendere la mira e mantenere la posizione riducendo la forza da applicare alla massima apertura.
Questi archi grazie alla tecnologia costruttiva ed ai materiali moderni, riescono ad imprimere alla freccia, al momento del rilascio, anche fino all’85% della forza accumulata dai flettenti e velocità inimmaginabili ed inarrivabili con archi tipo ricurvo e longbow. Il compound si esprime al meglio delle sue potenzialità quando equipaggiato con mirino, rest e sgancio meccanico. Per una resa ottima di questo strumento è necessaria una finissima messa appunto (tuning) dell’arco stesso ed una scelta accurata delle frecce e loro componenti.

Archi storici

Da sinistra: arco primitivo (stickbow), composito (mongolo), inglese (longbow)

Archi moderni

Da sinistra: longbow in fibra, ricurvo monolitico, ricurvo smontabile (take-down), compound (in lega leggera in fibra di carbonio).