QUALI CAPRIOLI?

QUALI CAPRIOLI?

Rientrando da una delle mie uscite nei boschi, incrocio una coppia di escursionisti; quei tipi “amanti della natura” con i calzoncini corti. i calzettoni arrotolati e i bastoncini da passeggio, che da quando qualcuno li ha messi sul mercato non si capisce come si siano potute fere le escursioni sino ad oggi senza i bastoncini.
Incrociandoci un saluto non lo nego a nessuno; per le due chiacchiere del tipo “bella giornata eh?” sono un po’ più restio, ma quella volta non l’ho potuto evitare. Curiosi come due comari non hanno resistito a chiedermi “cos’è quello?”. Avevo in mano la foto trappola. E allora vai a spiegare tutte la storiella, evitando la parola “caccia” per non prendermi un bastoncino nell’occhio e li informo che c’erano dentro un paio di belle foto dei caprioli.
Caprioli? Ci sono ancora i caprioli qui?
Come ancora!? Quelli estinti sono i dinosauri!
La notizia li lascia perplessi. Gli “amanti della natura” non hanno occhi per vedere la natura.

Del resto pochi giorni fa un episodio analogo; nel mio week-end nel delta del Po mi sono preso mezza giornata per fare alcune foto a quei luoghi per me inusuali. Quando ho raccontato che avevo una suggestiva immagine di fenicotteri, qualcuno ha obiettato “ma i fenicotteri non sono in Africa?”
Potenza di National Geographic.

Ecco allora che mi giunge ancora più stridente il contrasto della nostra realtà con quella di altri Paesi, riguardo il rapporto con la natura. Leggo che una contea dello stato della Virginia (231.454 cervi abbattuti nel 2011, dei quali 17.110 utilizzando l’arco…) ha adottato nelle scuole il protocollo ATA “Explore Bowhunting Curriculum”, ovvero un documento formativo dedicato ai ragazzi per riavvicinarli all’esperienza della vita all’aria aperta, responsabilizzandoli nel confronto con la natura, nell’ottica dell’utilizzo dell’arco quale strumento di caccia.
La cosa è avvenuta perché un’insegnante (donna!) ha avuto modo di conoscere il documento e l’ha trovato un eccellente stimolo per staccare i ragazzi dai computers.
L’insegnante l’ha sottoposto agli organi dirigenti della contea che l’hanno trovato perfetto nell’ambito dei programmi scolastici che intendono infondere nei giovani il rispetto e l’amore per la natura. Ripeto: il programma formativo parla di caccia…
Innanzitutto apprendo che nell’ambito del programma scolastico questi signori prevedono comunque una parte specifica che intende formare e responsabilizzare i giovani nei confronti dell’ambiente, e in secondo luogo che tutti hanno convenuto che un progetto mirato a finalità venatorie può infondere buone regole di rapporto col mondo naturale.
La Virginia è uno stato tipicamente rurale, diciamo che rapportato al nostro paese potrebbe essere paragonato alla Toscana, quindi culturalmente abituato a rapportarsi in modo concreto con la natura. Non certo paragonabile a quello degli ambientalisti da salotto di casa nostra, ambientalisti per indottrinamento o per convenienza personale.
Del resto una media (da 10 anni) di 230.000 cervi abbattuti all’anno dimostrano inequivocabilmente una grande capacità di gestione del patrimonio, pur se ovviamente in un contesto ben diverso dal nostro.
Penso quindi a titoli demenziali su giornali di casa nostra come “Inizia la mattanza dei caprioli” a proposto dei recenti sviluppi circa le normative della caccia in Piemonte, e allora davvero mi viene da pensare a cosa accadrebbe se qualcuno volesse fare vera cultura ambientalista nelle nostre scuole, parlando non solo dei “cattivi” che danneggiano l’ambiente (e sappiamo quanti ce ne sono, ma sappiamo anche che siamo noi stessi…) ma anche di chi la natura la vorrebbe vivere a pieno, conoscendone tutti gli aspetti in modo oggettivo.
Siamo un paese di ipocriti, opportunisti, egoisti. In tutti gli aspetti della vita sociale.
Non dobbiamo meravigliarci se altri ci faranno fuori dal futuro del mondo; ce lo meritiamo.