TESTA DURA: MONTE ZUCCONE

TESTA DURA: MONTE ZUCCONE

Domani è l’ultimo giorno di attesa, poi sabato si fa sul serio.
Ci si prova.

Dopo anni di attesa: chi dice e non fa, chi promette e non sa, chi fa e non lo dice… insomma, chi fa da se fa per tre. Anzi per 5, tanti siamo nella “nostra” zona.
Confezionata su misura, con legge “ad personam”, bosco dedicato e squadra speciale con progetto sperimentale. C’è voluta costanza, diplomazia, determinazione, tempo, ma ho la testa dura, e ho trovato persone collaborative.
Monte Zuccone: stasera ho fatto un altro sopralluogo in una zona che ormai, dopo due anni di sopralluoghi, penso di conoscere discretamente.
Eppure oggi era diversa. Arrivo all’acquedotto con Cesare che mi conduce: ormai la strada la sa bene anche lui, compreso l’ultimo pezzetto quando si usa il tratturo dei cinghiali “al contrario” per tagliare il tratto più ripido.
Controllo le impronte, verifico il treestand, guardo nell’insoglio, constato che non c’è più un chicco di grano per terra. Un buon movimento.

Mi fermo nel silenzio e scorro lo sguardo su questa radura. Da un paio di mesi è più grande perché, da quando l’appostamento era stato sistemato la prima volta, alcuni alberi sono caduti, in due momenti diversi, costringendoci a parecchio lavoro e molte imprecazioni in quanto la zona sembrava rovinata.
L’insoglio assediato da rami caduti, i tratturi scomparsi, la radura un mucchio di macerie dal peso di tonnellate.

Oggi invece, guardando il bosco, tutto mi sembrava al posto giusto.
Il rivolo d’acqua gorgogliava leggero ma non copriva gli altri rumori, nel caldo estivo la luce filtrava ben equilibrata tra le fronde e la radura, gli animali avevano pulito le zone di pastura e i tratturi erano stati ridisegnati.
Resto fermo e mi godo questo straordinario privilegio. Fra un paio di giorni sarò qui con l’arco, e sarà quel che sarà.

Oggi la brezza che viene giù dal colle della Maresana, rinfrescata dalle foreste della valle del Giongo, porta odore di buono e sollievo dalla calura.
Fra qualche mese sarà vento gelido che porta cristalli di ghiaccio, e noi saremo lì, ben coperti, a battere i piedi e i denti.
Mi sembra un posto bellissimo.
Gli animali ci sono, non tantissimi ma ci sono. Sui quadrupedi si può contare, faranno la loro parte; se qualcuno potrà rovinare tutto, quelli sono i bipedi: i più pericolosi.

Agosto 2012